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  appunti di viaggio

 1995 - nepal

 

tra le infinite cose che sul trinomio si sono dette e si potrebbero dire [e.p.]”

 

il vero, il buono e il bello

 

a volte mi capita di ritrovarmi tra le mani degli appunti presi durante un viaggio. non che io sia un collezionista di ricordi. raccolgo solo qualche nota, spesso incomprensibile persino a me stesso, per non dimenticare quello che ho vissuto. il resto, voglio dire il tutto devo poi andare a rintracciarlo tra le pieghe della mia memoria. viaggio in nepal. calda mattina d’estate. camminata lungo una valle nei dintorni di kathmandu, percorsa da un fiumiciattolo e che porta ad un tempio dedicato (se non ricordo male) alla dea kali nella sua incarnazione più crudele. una sorta di santuario dove centinaia di fedeli induisti e buddisti giungono per portare offerte e sacrificare animali alla sempre irata dea. vittime sacrificali, animali di sesso maschile, sono, per lo più i galli (simbolo di stupidità) e i capretti (simbolo di invidia). ricordo che camminai per un lungo tratto di strada con famiglie in pellegrinaggio. tutte rigorosamente in fila, vestite a festa, compresi i figli più piccoli, che portavano con loro (sarebbe meglio dire trascinavano) le bestie predestinate. ad ogni passo che si faceva verso il tempio le loro grida diventavano sempre più strazianti. arrivammo. accanto ad un altare in pietra (gli uomini hanno sempre bisogno di altari) sacerdoti dalle vesti, che io ricordo bianche sotto il rosso del sangue, ora tagliavano ora sgozzavano tutti gli animali che i fedeli devotamente porgevano loro per essere sottratti alle forze del male. rimasi per lungo tempo inorridito per quanto stava accadendo sotto i miei occhi e quelli delle intere famiglie. bambini compresi. è bene far conoscere fin da piccoli ciò che è giusto. mentre l’acqua si colorava di rosso tra gli schizzi di sangue che macchiavano i tanti fiori portati  per adornare l’altare,  provavo un tale orrore che, credo,  mi abbia fatto rimuovere molti dei particolari. di certo non ho partecipato al festante pic-nic, nei prati circostanti, dei fedeli con le carcasse degli animali macellati. se in quel momento avessi solo saputo delle infinite cose che si sono dette e potrebbero dire  su “il vero”, “il buono” e “il bello”, allora mi sarei salvato. infatti quanto stava accadendo non solo era “vero”, ma anche “buono”, perché atto di devozione e riconoscenza verso un dio predicato dai sacerdoti da chissà quanti secoli. quindi tutto era “bello”. anzi, “bellissimo”.

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