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  io il piccolo principe

  .

 delfino maria rosso 

 

io

il piccolo principe

 

riscrittura per recitato o canto
da Antoine de Saint-Exupery

 

È decisamente da grandi considerare "il piccolo principe" per bambini, e i bambini sono ancora troppo fiore per poterlo capire. Per questo è stato scritto per tutti i grandi che sono stati bambini una volta e se ne ricordano. Forse ne esistono. Ed è per questi grandi che è stato riscritto in versi, e in modo ancora più essenziale, questo soliloquio fedele e contradditorio persino fragile. E se bisogna aver qualcosa da dire per scrivere allora dovrebbe essere anche giustificato. È il soliloquio di un io-complesso con i propri io, in un mondo semplificato, ma solo in apparenza, dove quasi tutti i personaggi vengono riportati in uno solo. Un io che è, allo stesso tempo o di volta in volta, il re, il vanitoso, l'ubriacone, l'uomo d'affari, il lampionaio, il geografo e, soprattutto, l'aviatore (il grande) e il piccolo principe (il bambino). Tutta la storia si compie all'interno di questo io che, per la sua parte di bambino, vive nel suo pianeta cosi piccolo, dove il baobab, grande come la paura, è pronto a trapassarlo con le sue radici. La vita è, anche qui, sempre la stessa per un io e il suo "innamoramento". Innamoramento per un fiore. Fiore per il quale si muore un poco per volta. Ma forse anche il fiore fa parte dell'io-complesso come sua proiezione. E' questo un discorso serio che va lasciato a chi sa contare le stelle per possederle e non conosce il colore del grano. Il mondo esterno entra nella storia solo per le poche figure che incontra sulla terra: la pecora, l'astronomo, le rose, il capostazione, il mercante, la volpe e il serpente. È la volpe, che sa cosa vuol dire addomesticare ed è anche ragionevole, a far compiere, all'io-complesso, il passo avanti verso l'integrazione di chi è solo grande. E a farlo poi diventare solo grande una volta per tutte ci pensa il serpente, il guizzo giallo di una morte invisibile che cancella per sempre il piccolo principe dall'io con la scusa seria di riportarlo dal suo fiore inventato. Si muore sempre nella parte più fragile, pressati dall'urgenza di diventare ciò che si crede di dover diventare. Senza accorgersene ci si ritrova inevitabilmente solo grandi. I conti, il bridge, la politica e le cravatte diventano, da un certo giorno in poi, gli interessi del nuovo uomo contento e tanto ragionevole. Si diventa solo grandi malgrado tutto. E lo si diventa quando non si è più capaci di inventarsi un fiore per il quale morire. È solo una questione di tempo. Si dice sia una fortuna. E potrebbe anche essere vero.

Addio piccolo principe!

 

[revigliasco - dicembre 1983]

  ..

 

chiedo perdono a tutti i bambini

se mi dedico queste poesie

sono una persona grande

ma sono il miglior amico che ho aI mondo

e se questa scusa seria non basta

allora dedico queste poesie

aI bambino che sono stato una volta

(e me ne ricordo)

  1

 

a sei anni

il mio capolavoro

un boa

che digeriva un elefante

non era un cappello

ma i grandi

non capiscono mai niente da soli

e ci si stanca

a spiegare sempre tutto.

abbandonai la carriera di pittore

imparai pilotare aeroplani.

di persone importanti

ne ho incontrate molte

nella mia vita

le ho osservate proprio da vicino

la mia opinione

non è molto migliorata

se mi dicono che il mio capolavoro

è un cappello

allora io parlo di

bridge golf politica e cravatte

e loro sono contenti

di conoscere un uomo

tanto ragionevole

  2

 

poi il mio aeroplano

l'incidente

e il deserto.

a mille miglia

da qualsiasi terra abitata

mi stavo considerando

gravemente quando

mi chiesi di disegnare una pecora.

se il mistero è così grande

non si osa disubbidire.

in una scatola una pecora

molto piccola

come la volevo

l'erba sarebbe bastata.

dove vivevo

tutto era talmente piccolo...

fu cosi

che feci la mia conoscenza

  3

 

ci misi molto tempo

per capire da dove venivo.

mi facevo tante domande

e pareva non sentissi mai le mie.

ero caduto dal cielo.

scoppiai in una bella risata

(sebbene desideri

che le mie disgrazie siano prese suI serio)

certo su quell'arnese

non potevo venire da

molto lontano.

dove avrei mai portato

la mia pecora?

pensavo che la scatola

le sarebbe servita da

casa per la notte

e non serviva

una corda per legarla.

dritto davanti a se

non si può andare

molto lontano

  4

 

il mio pianeta

era poco più grande

di una casa.

non si è mai creduti

se non si veste elegante

i grandi sono cosi

amano le cifre

e non si interessano mai

delle cose essenziali

sono centomila lire

che rendono bella una casa di mattoni rosa.

quando si vuole una pecora

questa è la prova che si esiste.

chi comprende la vita

se ne infischia dei numeri.

è triste dimenticarsi.

cosi per ricordarmi

ho comprato una scatola di matite colorate

ma esito persino sul mio colore

finirò per sbagliarmi

su certi dettagli importanti.

io

sfortunatamente e fortunatamente

non sapevo e sapevo

vedere le pecore

attraverso le scatole.

devo essere

invecchiato

  5

 

se le pecore mangiano gli arbusti

allora mangiano anche i baobab?

i baobab

prima di diventare grandi

cominciano con l'essere piccoli.

e anche qui

come su tutti i pianeti

i terribili semi invisibili

dormono nel segreto della terra

fino a che all'uno o all'altro

pigli la fantasia di svegliarsi.

bisogna costringersi regolarmente

a strappare i baobab appena

li si distingue dai rosai.

è un lavoro molto noioso

ma anche molto facile

se si arriva troppo tardi

non si riesce più a sbarazzarsene.

dire

- fate attenzione ai baobab -

è avvertire gli amici

con urgenza

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