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  2002

 allora

 

oggi più o meno compio venticinque anni. voglio dire più o meno oggi. allora. beh allora me lo diceva sempre lei. ma per interrogarmi. sapete allora? non è come dire come stai. allora? è proprio come dire allora? io non riuscivo a rispondere al suo allora? sarà perché sono troppo preciso. sarà che io voglio una domanda che sia una domanda. capite? eppure lei arrivava sempre con il suo allora? non mi infastidiva proprio la cosa. solo che io non sapevo cosa rispondere. mi sentivo vuoto. ecco sì vuoto. vuoto come quando hai saltato pranzo per via che ne so perché hai perso tempo nel negozio all’angolo o hai fatto un giro in bici troppo lungo. si accorgeva subito del mio imbarazzo anche se lei era molto più giovane di me. così aggiungeva subito mi dai un cinque? sì un cinque. io non avrei mai voluto. ci metto sempre molto tempo per riprendermi dopo un allora? lei non lo aveva mai capito. o forse sì. per questo mi diceva subito dammi un cinque. io non potevo dire di no. ero troppo vuoto per discutere eccetera. così le davo un cinque. un cinque è importante. io lo sapevo. anche lei lo sapeva. solo che io non riesco a darlo con leggerezza. lei era troppo giovane per capirlo. o forse no. così lei ci credeva. non che io non ci credessi. anch’io ci credevo. eccome ci credevo. ero solo un po’ vuoto. a volte. forse lo era anche il mio cinque. me ne rendevo conto. allora subito dopo stavo zitto. mentre lei aggiungeva dimmi anche per sempre. che non è poco. anzi non è proprio poco. facevo fatica dirglielo. ma glielo dicevo. perché ci credevo e credevo anche di essere l’unico a dirglielo. invece non era così. però allora io non lo sapevo. piangeva. piangeva sempre quando mi faceva queste richieste. e io non potevo dire di no. non potevo rifiutare un copione che conoscevo a memoria. lei mi faceva pensare. mi faceva sempre pensare. pensare un po’ a questo un po’ a quello eccetera. non che io non lo facessi volentieri. solo che qualche volta era una fatica. anch’io avevo bisogno di ascoltarmi in silenzio. ricordo che io ascoltavo sempre le sue parole. lei no. voglio dire che lei non ascoltava le sue  parole. parlava. gesù quanto parlava. e basta. poi un bel giorno non si è più fatta viva. voi adesso vi domanderete se mi manca. beh credo di sì. un po’. anzi forse anche di più che un po’. però non ne sono così sicuro. sono un po’ triste. questo sì. quando penso a lei. è vero quello che dicono di me. dicono che sono capace di diventare triste subito per niente. mica che io sia ancora un ragazzino. sono solo sensibile. mah non sono poi neanche tanto triste se penso che lei adesso sarà in giro da qualche parte a dire ancora allora? a qualcuno a cui chiederà un nuovo cinque per sempre. non che mi spiaccia. almeno non più. beh allora ecco io adesso giuro non so dove sia finita. non so proprio dove sia finita. era così giovane quando ci siamo incontrati. intanto oggi più o meno compio venticinque anni. voglio dire più o meno oggi. ma è lo stesso di quando ne ho compiuti che ne so diciotto o ne compirò almeno cento. non so quando.

 

[da "Offerta speciale" n 30]

 
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