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  1989

 io vi ordino

 

                 io vi ordino

 

di andarvene

la vostra presenza

ora non ha più senso

altre bell’addormentate

ho svegliato sfiorandole appena

che poi hanno dovuto andarsene

sul biancocavallo del loro

principeazzurro

 

da questo bosco

si passa soltanto

a nessuno è consentito fermarsi

 

vi ordino

di camminare per strade più sicure

dopo aver lasciato presso di me

i vostri sogni acerbi

e ancora

i vostri desideri, le vostre speranze

di sciocca

 

tutto questo

io vi ordino

ed esigo facciate subito

prima che sia troppo tardi

 

e poi

non ho tempo da perdere

ho i piatti da sciacquare

e rifare il letto.

 

 

[da “il foglio" n 169 - anno XIX - n 2 - Torino - febbraio 1989]

 mi dice

      

                   - mi dice:

 

non sarai mai

un (grande) poeta.

è vero

lei mi conosce bene

(è mia madre).

per incoraggiarmi aggiunge

gli altri a 40 anni

lavorano (più) di te

e si sono fatti una posizione

(buona)

non diventerai mai neanche un Bukowski

(che è pure uno sporcaccione).

e siccome sono fragile

non finisco questa poesia

(che però non volevo fare).

esco di casa

e vado da chi so io

che ha 20 anni

e che è una contadina

e che mi vende il latte

e che non fa all’università

oggi tra il fieno

le parlerò della lunabottone

sì! ha ragione (mia madre)

non sarò mai neanche Bukowski.

 

 

[da “il foglio n 163” - anno XIX - n 8 - Torino - maggio-giugno 1989]

 La incontrai ancora ragazza

 

                   La incontrai ancora ragazza

 

sebbene portasse una voglia

(e non di fragola)

feci di tutto

per tirarla un po’ su

quella gonna acerba

la cercai persino

con il dito mignolo

non mi comportai da buon andaluso

ma le regalai

una mezza idea

diventata poi una certa idea

intera e bianca

(con un filo di timido azzurro)

 

portava

ora

sulla gamba sinistra

un’aureola

oltre la quale non avrebbe dovuto

arrampicarsi

la sua sfacciata generazione

ma solo il giardiniere di casa

 

la lasciai dicendomi:

è così cresciuta

tanto

che l’idea (di cui sopra)

ha perso per strada l’enigma

ed è diventata una giarrettiera

 

ne fece una fionda.

 

 

[da “il foglio" n 166” - anno XIX - n 8 - Torino - novembre 1989)

 quante

                       

                          - quante

 

quante donne ho fatto innamorare nel silenzio

    dei monasteri

a quante donne ho ritagliato le labbra di

    cartone

per quante ho fatto e disfatto il nido tra le

    mimose

con quante donne ho dormito nei loro letti

    ancora stupiti

a quante donne ho portato via il rimmel dai

    loro occhi

per quante donne ho reso benvenuta la loro

    luna maledetta

quante

quante donne ho spettinato irrispettoso come

     il vento

 

io

vecchio bugiardo

che ho speso la mia vita

nello specchiarmi in un dito d’acqua

che non ho bevuto

e sono morto di sete -

 

[da “il foglio" n 161 - anno XIX - n 3 – Torino - marzo 1989]

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