gli anni di carta 
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  1983

 Viola e nervosamente

 

Viola e un poco nervosamente

 

La viola si snervò a supplicare

e all’improvviso proruppe in singhiozzi

in modo così bambinesco

che il tamburo non resse più:

“Bene, bene, bene!”

E, spossato anche lui,

senz’ascoltare tutto il discorso della viola,

sgattaiolò sull’ardente Kuzneckij

e fuggì via.

L’orchestra guardava con indifferenza

la viola che si struggeva in lacrime

senza parole,

senza tempo,

e in qualche luogo soltanto

uno stpido piatto

stridette:

“Cos’è?”

“Com’è?”

Ma quando il bombardone

dal muso di rame,

sudato,

gridò:

“Sciocca,

piagnucolona,

asciugati!”

io mi alzai,

mi arrampicai barcollando fra le carte di musica

e fra i leggii che si piegavano dal capriccio,

gridai chissà perché:

“Dio mio!”,

gettandomi sul collo di legno.

“Sapete, viola?

Noi siamo estremamente simili:

ecco io pure

strillo

e non so dimostrar nulla!”

I musicisti ridono:

”Come c’è cascato!

S’è scelto una sposa di legno!

Che balordo!”

Ma io me ne infischio!

Io sono buono.

“Sapete, viola?

Vogliamo

vivere insieme?

Eh?”

Vladimir Vladimirovič Majakovskij

 

 

Viola e un poco dopo nervosamente

 

Ma la viola

tutta intenta a piagnucolare

mi guarda con indifferenza

mentre i musicisti riprendono in coro:

“Che balordo!”

Io strillo,

inutile come un libro di fotografie:

“Per una sposa di legno

io rinuncio

a tutte le trombe dal musetto d’argento!”

I singhiozzi lasciano

la loro carta da musica

e la viola,

finalmente tranquilla,

disinvolta,

mollemente si corica

tra le braccia del direttore d’orchestra

come conviene ad una qualunque.

“Sapete viola?

noi siamo estremamente simili,

ma solo in apparenza.

Avevate paura

di morire insieme?

Eh?”

Delfino Maria Rosso

 accadde alla corte della regina isabella

     

                 accadde alla corte della regina isabella

 

di spagna

“vogliate scusare maestà

del vostro giullare

il suo imperdonabile solito ritardo

(e la camicia fuori dai calzoni).

avrei voluto passare inosservato

come l’ultimo dei vostri cortigiani”

ma c’è una novità.

chi si annuncia adesso

chi sarà mai quel venditore ambulante di civiltà

ancora più in ritardo di me

quel colombo viaggiatore?

e perché poi

con tanti posti le sue larghe spalle

cariche d’esperienza

mi si siedono accanto? 

“gesù”!

esclama isabella la cattolica

e la sua attenzione

tra il dire e il fare

cade nel profondo azzurro mare

dei suoi occhi.

isabella attenta!

questo rappresentante di opere pie

con il suo parlare preciso e sicuro

ai tuoi occhi abbassati da immacolata concezione

sottrarrà

le tue tre gonnelle.

per quanto mi riguarda

io

giullare

cedo il passo

al nuovo conquistatore della tua terra.

(cristoforo colombo sa cogliere le occasioni!)

vi lascio cicaleggiare nel vostro luglio

in quel luglio che sempre per me

è caduto di carnevale.

“sapete regina a che penso?”

penso che se domani

verrà chiesto alla vostra corte

cosa è mai successo in questo giorno

(di cui non ricordo già più la data)

risponderà:

“niente!”

nella sua ragione

non avrà notato

come l’uovo di un mercante

ha rotto quelle mie nel paniere

di una buffa colorata irriverente

pretesa di servo.

isabella:

questa volta non mi ha salvato il mio solito ritardo

il mio solito insolito modo di fare

forse non ne valeva la pena.

già!

forse non ne valeva la pena. e deve essere proprio così

perché io con la volpe dell’uva

non sono neanche lontano parente.

questo

accadde alla corte della regina isabella

di spagna

 

[da il foglio n 110]

 la principessaluna

 

                              - la principessaluna

è sempre infreddolita.

e già

la sciocchina se ne va in giro tutta nuda.

e per di più di notte.

così io

che sono anche buono

per tirarla un po’ su

esco dal mio cilindro

con spalline e coppe

(della sua misura).

ma

mio dio

com’è lunatica.

e io sono così fragile

che a volte

invece di dare i numeri

do i colori.

allora mi dico che

potrei essere beige e marrone

ma di così ne ha già due

uno che porta sempre

(anche quando non lo porta)

e uno che si chiama martedì 19

(che non può portare).

che

se fossi rosso

qualcuno vedendola matura

la sbuccerebbe

e io finirei i miei giorni

in fondo a un cassetto.

che non posso essere verde.

la mela renetta

ha sempre e solo 16 anni.

che

se mi ritrovo azzurro

ci sarà pure una ragione.

azzurro chiaro

leggero

(è per vestire un’idea).

quando se ne volerà via con il vento

che le è amico

io geloso

non lascerò che nessuno se ne accorga

nel cielo una nuvola (da 3° misura) in più

non la può vedere

ad occhio nudo

neanche il re di denari.

questo potrebbe accadere

alla principessaluna

se vorrà s’intende

tenermi allacciato.

(                              ).

poi sarà poi –

 

[Revigliasco – 1983]

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