gli anni di carta 
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  1997

 ricordo di un viaggio in treno

 

                              - ricordo di un viaggio in treno -

 

(andata) torino - milano

(stazione) novara

scendono le colorate ragazze nigeriane

con la loro triste allegria

il viaggio continua

(ritorno) milano -torino

(stazione) novara

sale un quarantenne abbronzato

cravatta e camicia blu

qui scendeva e saliva anche lei

per insolita coincidenza

- bello il viaggio? -

non rispondere

è l’unica risposta possibile

 a...

 

- a... -

 

- io non conosco

  il gioco dei tre bicchieri -

 

- lui

  ti mette in mano

  una pistola

  e ti ordina

  uccidi -

 

- io

  ti metto in mano

  in fiore

  e ti dico

  ama -

 

- io gioco sempre

  per perdere –

 

 

 

Torino – maggio 1997

 ...

 

- ... -

 

 

- cos’è successo ?

 

- niente

  non è successo niente

  poi è passato così tanto tempo

 

- quanto?

 

- tanto

 

- ed è successo

  in silenzio?

 

- in silenzio

  tra l’indifferenza di tutti

 

- come vive adesso?

 

- nella solita chiassosa allegria

 

- e sa ancora amare?

 

- che importa

 

- non è successo niente

 

- sì

  non è successo niente

  hanno ucciso solo il suo sogno

 

[torino - novembre 1997]

 nel blu cielo

 

- nel blu cielo

 

di una copertina

(ricordata a memoria

e male)

se ne vanno

come nuvole

alcune pecore bianche

 

nel blu cielo

della stessa copertina

se ne va anche

una pecora nera

 

con il vento che tira

domani

per me farà bello

anche perché le lenzuola blu

(ma notte

questa volta)

saranno asciutte

per rifare il letto

 

nel blu notte

torneranno le pecore bianche

mentre la nera

riindossata la camicia

continuerà a vivere

tra pantaloni sporchi -

 

[Torino – ottobre 1997]   

 il vecchio tuareg

 

allora il vecchio tuareg mi disse:

 

“vengo da chissà dove. dicono sia venuto al mondo nel blu notte. credo sia vero. è passato così tanto tempo da quando ho lasciato la mia terra. terra che non ho mai avuto. ho passato i miei anni nella solitudine del deserto per specchiarmi. e nel deserto ho fatto i miei pochi incontri. ricordo di un saggio cui chiesi cos’erano quelle croci che le giovani donne portavano al collo. mi rispose che erano segni in argento. ogni famiglia per territorio ne aveva uno. il loro fabbro ne era l’artefice. fondeva l’argento di antiche monete su disegno tramandato da padre in figlio. il saggio poi mi disse ancora che non gli piaceva venissero chiamate croci. la croce è segno di sofferenza. glielo avevano detto stranieri del nord che vivevano in case. lui le chiamava stelle.  anche  perché somigliavano al sole che noi guardiamo con gli occhi socchiusi. credo fosse anche un poeta. mi consegnò poi un vecchio foglio con il disegno delle ventuno ormai anche per me stelle. tante erano le famiglie  conosciute. aggiunse che chi le possiede tutte possiede la verità. per questo tutto ciò che lui dirà sarà vero. ripresi la mia strada per non so dove alla loro ricerca. E giorni e mesi e anni passarono prima di riuscire ad averle tutte. una ad una le trovai. così come trovai anche una ragazza che nella fretta di vivere si era dimenticata della vita. avrei voluto amarla per sempre se non ci fosse stata di mezzo la sua acerba età. l’amai comunque. sapendo la fine che mi sarebbe spettata. ricordo che non vissi con lei se non di tanto in tanto. sotto una luna di cui porto ancora i segni addosso. decisi di regalarle tutto quanto avevo. e mi era rimasto. poco. ma non avevo altro. ero sempre vissuto randagio tra dune che non ho mai saputo quanto amiche. poi un giorno col vento venne anche un giovane con la speranza e non solo negli occhi. lei gli corse incontro con tutto il suo desiderio perdendo per strada le mie stelle da poco. si era avverato quanto scritto sulle nuvole e giusto così. mi sentii vecchio. e forse lo ero. mi resi conto di non essere mai stato giovane. non avevo mai giocato tanto per giocare. ma sapevo anche di non essere stato inutile. commisi però l’errore di volerle raccogliere. non bisogna mai raccattare il passato. soprattutto quando c’è di mezzo il cuore. ora mi sono inutili. inutili come i ricordi. e perché mi hai ascoltato per tutto questo tempo senza farmi una sola domanda te le regalo. ricorda: ora sei tu a possederle tutte e tutto ciò che dirai sarà vero. anche se non so quanto ti sia utile dire sempre la verità. ti auguro d’essere felice come io non lo sono mai stato.”

 

poi il vecchio tuareg se ne andò per chissà dove.

 

[Torino - dicembre 1997]

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