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  1973

 lettera a maria vasilevna

 

Aleksèj Michajlovič Uljanov

 

Lettera a Marija Vasilevna

 

(libera traduzione di Delfino Maria Rosso)

 

 

Marija Vasilevna

io

non mi sarei mai permesso

disturbarLa

se il caso

vedremo in seguito se e quanto a noi favorevole

non mi avesse coinvolto

nel ritrovare il bottone della Sua camicetta

che Ella perdette nella scorsa sera

e che io ora

Le rimetto con la presente

ho detto

disturbarLa

sì disturbarLa

un bottone

non è poi così importante

tanto più che esso

è uno di quelli

che consideriamo comuni ma

d’altronde

ritengo opportuno farglielo avere

non tanto come ho già detto per il suo valore

ma perché è Suo

e quindi

non può

appartenermi

né appartenere ad altri

forse

il disturbo che Le reco

è maggiore del vantaggio

che Ella può trarre

anzi

ecco anzi

questo bottone potrebbe

per qualche verso

metterLa in difficoltà

o meglio

imbarazzo

perché la costringe a pensare che io l’abbia pensata

il che è necessariamente vero

e in questo senso

coinvolge anche me

ma io

non avrei potuto

tenerlo senza giustificazione

almeno apparente

e tanto più

gettarlo via

non essendo mio

io

mi creda

tengo a precisarmi in quanto è accaduto

e sta accadendo

ricorda

era un pomeriggio tardo

diciamo

sera

e ci incontrammo

in una amichevole discussione

dove io

contrariamente al mio solito

non parlavo per ascoltarmi

forse Ella avrà notato

come io

nel parlare con Lei

tenessi lo sguardo basso

e ancora come questo ricadesse

o meglio

si posasse

all’altezza dei Suoi seni

ora

non vorrei che Ella pensasse

che io

no no

io non l’ho fatto con intenzione

sebbene mi risulti difficile dimostrare il contrario anche a me stesso

poiché ogni cosa accade

per una volontarietà

anche se inconsapevoli

noi facciamo parte

di un disegno che non vediamo

ciò nonostante ne facciamo parte

il fatto che i miei occhi

si fossero abbassati

era per evitare

di incontrare i Suoi

il che mi avrebbe messo in quello stato di

disagio

che possiamo definire

imbarazzo sì è per evitare

o evitarci

di incrociare gli sguardi che

mi sono sentito nella necessità

quasi dovere

di sfuggire

senza sapere che sarei caduto

proprio all’altezza del Suo seno destro no

forse sinistro

ecco sì sinistro

questo lo ricordo

sono consapevole che avrei dovuto evitare questo incontro

che non so definire quanto fortuito ma

mi creda

non mi è stato possibile

anche perché

sul momento

non avevo nessun motivo che ne giustificasse il contrario

forse la mia insistenza

poteva infastidirLa

certo l’insistenza

che io però non ricordo

d’altronde mi sentivo in qualche senso

giustificato

dal Suo comportamento

con questo non voglio dire che Ella

consapevolmente

si stesse offrendo al mio sguardo

questo proprio non posso pensarlo

ma una certa

sì certa Sua indifferenza

per quanto stava accadendo

mi rassicurava

così potei osservare il Suo bottone

il terzo dall’alto

cadere per terra

e rotolare sino dove Ella

non lo ha trovato ed io sì

ma dopo la Sua partenza

ora

potrebbe pensare che io non l’abbia raccolto subito

volutamente

per crearmi

questa scusa di riincontrarLa

se non di persona

almeno con le mie parole

ma non è andata così

non mi sarei permesso crearLe il fastidio di oggi

se solo avessi potuto risolvere la situazione ieri

ma se comunque devo giustificarmi

e sento di doverlo fare

non posso nascondere che il mio sguardo da Suo

ricorda

seno sinistro

si portò al centro della camicetta

nel punto dove si era staccato e lì rimase

nella speranza forse

che gli si aprisse quella fessura

troppo esile per permettere di lasciare trasparire una Lei a me

inedita

di questo Ella

di certo si accorse

poiché portò prestamente la mano destra

a chiudere in quel punto

l’imprevista apertura

interrompendo il Suo discorso

che io per altro non seguivo più

e non perché le Sue parole fossero da me giudicate poco importanti

e né quanto stava accadendo era così importante

da cancellare il nostro conversare

ma più semplicemente

ancora una volta

la casualità

non so in quale misura però

ci propose

la situazione

il resto Le sarà di certo presente

Ella si chinò per raccattarlo

cercandolo in giro

tenendo il palmo della mano appoggiato

alla nuova scollatura

la conversazione rattoppata

continuò alla bellemeglio

o alla menopeggio

sino a quando contrariata

sì credo contrariata

mi lasciò in compagnia del Suo

perduto bottone

è proprio da quel momento

che si può dire inizi la mia sofferenza

infatti non appena Ella uscì

involontariamente

trovai

rincattucciato e sperduto senza la sua asola

il Suo bottone

che mi ha creato

tutta questa serie

di guai e ripensamenti

sino alla mia decisione

di renderLe quanto il caso mi aveva posto sotto mano

per giocarmi nel più buffo ed intrigato

degli scherzi

 

         Suo mi creda umilissimo servo

                   Aleksèj Michailovič

 

PS

Maša mia mia sciocchina

misuro le mie labbra sulle tue

sarò sconclusionato

lo sono sempre stato

la logica

è parente della saggezza

e la saggezza

della vecchiaia

io non ho premura

non avrei mica creduto

a quanto prima ti ho scritto

in tutta la questione

così chiacchierata

l’unica cosa vera

è la splendida presenza del tuo bottone rosa-strano

qui

ancora

accanto

a me

e che io ho tanto invidiato

prima della caduta dal suo privilegio

in vero avrei preferito essere il quarto

contando dal basso

e non il terzo

i bottoni sono sei

pensa di quale utilità ti sarei stato

nei contenerti in una camicetta

cucita addosso

dando di tanto in tanto

un’occhiata all’interno

per vedere come stavano le cose

tu lo sai

avrei preferito essere quello del taschino sinistro

così avrei borbottato

tutto il santo giorno

con quel tuo puntino

che mette tanta voglia di pungersi

ma non si deve pretendere troppo

oltre tutto

non porti alcuna tasca

ricordo

sì io ricordo sempre

nonostante tutto io sono il mio passato

che su un altro seno sinistro

conosciuto per sentito dire

no

non devo dire bugie

il mio dito indice potrebbe testimoniare

c’era

proprio adiacente al capezzolo

una voglia

più di fragola che di me

sicché il discorso avveniva tra di loro

e io ero

inutile spettatore

questo comunque

non è il tuo caso

tu non porti alcuna voglia

almeno lì

lo sappiamo entrambi

ma tu non vuoi che lo sappia il vento

hai paura

eppure ormai sei già grandina

anche se porti ancora la seconda misura

su non nasconderti

non essere gelosa

io amo tutte

e tu albicoccolami

io appartengo alla società

splendido e fragile come un filo d’erba

oggi sono nel tuo giardino

non respirare

se non vuoi che irrimediabilmente mi spezzi

io da qualche altra parte

nascerò

ma tu

come farai a sopravvivere

mia bella tutta egoismo

di questo passo

finirò i miei giorni come un limone spremuto

e non chiedermi sempre se ti ho pensata

ma

se non ti ho pensata

mi sarebbe più facile risponderti

quanti esili e pazzi giochi ho inventato per te

cuoricino mio

sono splendidamente sdolcinato

ti eri chinata

e la mia mano è corsa

a scostare il colletto dell’attillata camicetta

così

come poi più tardi

alzò di un solo dito

ma per alto

la tua gonna

mi pagasti con un sorriso

e non uno schiaffo

come si usa in questi casi

corri bambina

in cerca di coloro i quali passano di bella in bella

io voglio sfidarli qui

lungo la tua scollatura

lungo le tue calze

e non lamentarti

tanto lo fai per finta

per il mio comportamento così poco

signorile

ma che tanto ami

non rimproverarmi

se no

da quel giullare misantropo che sono

dovrò andarmene per nuove corti

cantando per altre principesse

io sono l’acquario

ma sei così buona

che non potrei mai accusare

la buona volontà del mio dito indice

si spezzerebbe all’altezza del tuo cuore

per lasciare il posto alla mano aperta

ma non succederà niente di tutto questo

su di me nessun cartello proprietà privata

vero

per ora

tu continuerai a vestire quel tuo morbillo

al quale più nessun crede

compreso

per quanto riguarda il tuo visino

tra la punta del naso il mento e le due fossette

ormai si sa

la mia barba punge

è legge

ecco io rendo il tuo bottone rosa-strano

tienilo

amorosamente da parte e io verrò

aspetta

per cucirlo

e riparare così la mia malefatta

di un pomeriggio tardo

diciamo

sera

mamina

ne ho dette tante di verità

una diversa dall’altra

per questo mi chiamano

bugiardo

ti misuro le guance

a baci quadrati

 

         tuo ma non esclusivo schiavo e signore

                   Alëša

 

PS 2

così

stavo chiacchierando con me stesso

sull’intricata questione

della verità

ragionavo

cercavo di ragionare

sulla possibilità

di vedere le cose

la realtà

andavo dicendomi

è questo bottone

esso presenta sempre due diverse facce e noi

ci limitiamo ad esaminarne

una sola

quella che di regola

ci fa più comodo o la più evidente

facevo questo ragionamento dettatomi

o meglio suggerito

da vecchi discorsi che mi erano rimasti negli orecchi

tenendo il bottone di taglio

tra il medio e il pollice della mano sinistra

e facendolo ruotare con l’indice

era un pomeriggio tardo

diciamo

sera

osservavo attentamente nelle due facce

i due diversi aspetti

di una stessa realtà

così entrambe le facce erano vere

chiusi gli occhi per meglio pensare e

intuii

che la faccia

appena osservata era al momento

diversa

non vedendola

e sarebbe stata questa una terza verità se

facendo ruotare al buio il bottone

questo

ora non mi avesse presentato l’altra faccia

anche questa non vista e quindi uguale

per me

alla precedente

il discorso si ingarbugliava e io

ormai

non sapevo più dove la verità stesse

riaprii gli occhi

e non potei non notare

come il bottone ora fosse posto di taglio

non presentando così

al mio sguardo

alcuna faccia

il tempo era trascorso

la sera ormai si era fatta presente

nell’oscurità

e questa non mi permetteva più di distinguere l’una faccia dall’altra

entrambe

ritornavano ad essere come quando

chiudendo gli occhi

mi ero ritrovato al buio

ma

volontariamente

ora

stavo subendo l’inevitabile trascorrere del tempo

 

NDT

l’insolito uso della non punteggiatura

ha reso oltremodo difficile

il lavoro di traduzione

sebbene per qualche verso agevolato dalla stesura del testo

non ritengo quindi

che le inevitabili inesattezze

siano da attribuirsi a mia cattiva volontà

non altrettanto si può dire circa gli eventuali errori nei quali

inavvertitamente

potrei essere incorso

la lettera non è datata

e non porta alcun riferimento a luoghi

la cosa quindi

ha reso impossibile lo stabilire l’identità di Marija Vasilevna

non è improbabile che ella non sia mai esistita

infatti ci è noto come Aleksèj Michailovič Uljanov

amasse scrivere lettere

che non avrebbe mai spedito

o scritte a persone immaginarie

come d’altronde

immaginario potrebbe essere egli stesso

forse l’unica realtà

è il bottone

ma non necessariamente

di certo

io sono imperdonabilmente io

 

[da - PIANETA n 52 – maggio/giugno 1973]

 senza titolo

[da “l’Umidité” n 14/15]

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